In questo film c'è una sola cosa su cui non esistono dubbi: che si tratta di un film stupendo. Meryl Streep (il cacciatore) è tornata a splendere come ai tempi de "La scelta di Sophie" (rendendo perfettamente credibile la parte di preside duro, rigoroso ed intollerante) e Philip Seymour Hoffman (la preda) come ai tempi di "Truman Capote"; a loro si aggiunge la pregevolissima interpretazione dalle molteplici sfaccettature di Amy Adams. La sceneggiatura non fa una grinza e i dialoghi sono un punto di forza: ascoltandoli con attenzione lasciano a bocca aperta per la profondità (i sermoni, soprattutto quello sulle "piume", sono memorabili). La costruzione della trama è infine esemplare nel mostrarci come si debba impostare una pellicola per raggiungere il risultato di agganciare l'attenzione dello spettatore facendo in modo che la tensione non abbia mai cadute sino al termine della recitazione perchè, dentro di te, è una continua altalena tra "allora è vero!" e "allora non è vero!"; anzi, oserei dire di più, perchè questo lungometraggio è talmente coinvolgente da continuare a tenerti attento anche quando è terminato: se lo hai visto in compagnia, una volta che sei uscito dal cinema non puoi fare a meno di continuare a parlarne per cercare di capirne i mille risvolti, le sottigliezze, le possibilità e le ipotesi; e se poi sei solo e non riesci proprio a trattenerti, puoi sempre provare a cercare dei perfetti sconosciuti che siano disponibili a farti intromettere nella loro discussione per permetterti di esprimere anche la tua opinione (non è un'esagerazione, è successo veramente).
sabato 7 febbraio 2009
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento